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Coronavirus, smartworking e trasformazione del lavoro: vantaggi e rischi

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L’improvvisa e rapida diffusione del Covid-19, e le misure restrittive imposte dal Governo al fine di contenere la pandemia, stanno incidendo sulle abitudini di vita di tutti i cittadini, comprese le modalità di svolgimento dell’attività lavorativa. In particolare, l’esecutivo ha – seppure temporaneamente – semplificato l’attivazione dello smart working, consentendo ai lavoratori che vi accedono di svolgere l’orario di lavoro interamente al di fuori dei locali aziendali, derogando in tale modo alla normativa originaria. Secondo i dati del Ministero del Lavoro, dopo l’inizio dell’emergenza “Coronavirus” sono 554.754 i nuovi lavoratori che usufruiscono del lavoro agile, raddoppiando i numeri precedenti (circa 570000), a fronte di una platea potenziale calcolata in oltre 8 milioni di persone. 
Un numero considerevole di lavoratori sta avendo la possibilità di sperimentare per la prima volta i vantaggi dell’attività svolta in un ambiente differente dall’ufficio: la conciliazione con le e…

Governo PD-M5S, dove sono le politiche del lavoro?

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Lotta alla precarietà, salario minimo,taglio del cuneo fiscale: siamo solo agli inizi, ma le direttrici del governo "Conte bis" in materia di lavoro sembrano tutte orientate verso politiche redistributive e di maggiore tutela del lavoro dipendente, mentre non sono chiare le strategie che il nuovo esecutivo intende mettere in atto al fine di favorire la crescita occupazionale, sia con riferimento alle politiche di crescita economica (ad eccezione di vaghi riferimenti all'economia verde e al digitale), sia per quanto riguarda il completamento della riforma dei servizi per il lavoro. Riguardo al primo aspetto, è evidente che il ritorno ad un sostenuto e continuativo incremento del reddito nazionale nel nostro paese passa necessariamente dal rafforzamento degli investimenti in nuove tecnologie nelle industrie produttive e dalla crescita del settore IT: è in questo contesto che deve inserirsi il ruolo dello Stato, attraverso misure agevolino tali percorsi (così come era Indus…

Superamento dell'assegno di ricollocazione, che fine faranno le politiche attive del lavoro?

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Il Decreto Legge n. 4 del 28 gennaio 2019, che ha istituito il reddito di cittadinanza, ha modificato la regolazione di uno dei principali meccanismi di politica attiva del lavoro introdotti negli ultimi anni, l'assegno di ricollocazione. Tale strumento, in precedenza utilizzabile da tutti i disoccupati da almeno 4 mesi, sarà attivabile esclusivamente dai lavoratori in CIGS coinvolti nelle crisi aziendali e dai beneficiari del reddito di cittadinanza. Siamo difronte ad un netto passo indietro sul terreno delle politiche attive del lavoro, sebbene l'assegno di ricollocazione abbia mostrato notevoli limiti di applicazione: dopo un avvio sperimentale difficile, negli ultimi mesi del 2018 circa il 10% dei disoccupati avevo richiesto l'attivazione della dote.
Quali sono le cause di tali difficoltà? Innanzitutto occorre riflettere su un meccanismo lento e farraginoso: il percorso di ricollocazione del lavoratore aveva inizio attraverso la Did (dichiarazione di immediata disponi…

Decreto dignità, tra realtà e propaganda

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Un decreto legge (i cui requisiti di necessità e urgenza destano più di qualche perplessità) segna il primo passo del nuovo governo costituito dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle in materia di politiche del lavoro, un provvedimento che nelle intenzioni del ministro Di Maio dovrebbe restituire "dignità" ai lavoratori, assestando un duro colpo alla precarietà, "licenziando  il Jobs Act".  In realtà il "decreto dignità" si configura come un provvedimento  che incide esclusivamente su alcuni aspetti di funzionamento del mercato del lavoro, nello specifico sulla regolazione del contratto a tempo determinato e su quella del contratto di somministrazione. Rimangono quindi inalterati tutti gli elementi strutturali del Jobs Act (a iniziare dal contratto a tutele crescenti e dalla modifica dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori), e non si fa fronte al mancato completamento delle politiche attive del lavoro. E' in particolare la modifica del contratto a tem…

Sicurezza del lavoro, i ritardi sono culturali e organizzativi

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Oggi all’ llva di Taranto è morto un  operaio 28enne: l’incidente mortale è avvenuto  durante l’utilizzo di una macchina scaricatrice, a causa di un cavo che sarebbe saltato durante la fase di ancoraggio, travolgendo il lavoratore.  Lo scorso 14 maggio si sono verificati altri due infortuni mortali, un operatore ecologico travolto dal suo furgone (urtato da un autobus) nel padovano, e un operaio deceduto in un cantiere navale a La Spezia;  mentre pochi giorni prima presso le Acciaierie Venete di Padova sono rimasti ustionati quattro operai, tre in modo molto grave, a causa del riversamento di acciaio fuso. Nonostante i dati complessivi degli infortuni appaiano in miglioramento (nel 2017 le denunce sono state 635.433, lo 0,22% in meno rispetto alle 636.812 del 2016), nel corso del 2017, secondo il bollettino dell’Inail, si sono verificate 1.029 morti sul lavoro e le denunce di infortunio con esito mortale sono aumentate dell'1,08% rispetto al 2016, quando erano state 1.018. Nonostant…