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AI e recruiting, tra timori e potenzialità non comprese

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“ Vedete questo curriculum compilato a mano? È di Steve Jobs. Se fosse stato analizzato con un software, la sua candidatura sarebbe stato di sicuro scartata ”: è più o meno questo il tenore dei post circolati poche settimane fa sui social network, in quello che è un costante e ostinato rifiuto dell’utilizzo degli algoritmi nel processo di selezione del personale . Aldilà della scelta discutibile – direi quasi infelice – di scegliere uno dei principali pionieri dell’Ict per condurre una campagna contraria all’utilizzo delle applicazioni informatiche, e della collocazione del CV sopra citato in un periodo storico (il 1973) che dal punto di vista dell’evoluzione tecnologica è lontanissimo da noi, è necessario analizzare quali sia l’effettiva fondatezza di tali rilievi. Il primo riguarda la sostituzione con una “macchina” di quella che è una funzione tradizionalmente umana , che richiede una comprensione non solo analitica di un testo complesso : questo critica è senz’altro infondata, poi

Il cloud, la nuvola che ci ha protetti dalla tempesta

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È trascorso quasi un anno dal terribile febbraio 2020, dai giorni nel quali la rapida diffusione del Covid-19 ha modificato radicalmente le nostre esistenze, stravolgendo la quotidianità, i rapporti sociali, i ritmi e le modalità di lavoro e di studio. Sono convinto che ciascuno di noi abbia nitidi nella propria mente quei giorni e i mesi che seguirono, le giornate forzosamente trascorse tra le mura domestiche, la ricerca dell’equilibrio nella condivisione degli spazi con i propri famigliari, le passeggiate con il cane (ma solo per i più fortunati!), le difficoltose call conference con colleghi e clienti. Poi le letture, i libri divorati in quei giorni con voracità più intensa, in parte per la maggiore disponibilità di tempo libero, più probabilmente per allontanare la mente dai timori relativi al dilagare della pandemia. Ricordo che lessi un libro acquistato qualche mese prima - su una delle tematiche che maggiormente mi appassiona, la relazione tra tecnologia e mercato del lavoro -

Smart working e sicurezza del lavoro: criticità e prospettive

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Il ricorso di massa alla smart working, causato dal diffondersi del contagio da Covid-19, apre scenari differenti. In particolare, risultano di particolare complessità le problematiche connesse alla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori che svolgono la loro attività in “modalità agile”. La Legge n. 81/2017, recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”, ha portato a compimento il percorso parlamentare iniziato con la presentazione del DDL n. 2233. La norma approvata è articolata in due sezioni: Il Capo I (“tutela del lavoro autonomo”), è finalizzato al rafforzamento delle tutele del lavoratore autonomo e all’incremento delle opportunità di accesso al mercato. Il Capo II, dall’altro lato si rivolge ai lavoratori dipendenti interessati al “lavoro agile” (definito anche “smart working”), consentendo “modalità flessibili di esecuzione del rapporto di la

Covid-19 e sorveglianza sanitaria, il pasticcio dei lavoratori fragili

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Uno degli aspetti di maggiore complessità per i datori di lavoro che devono gestire l’attività aziendale garantendo misure di sicurezza rispetto ai rischi di diffusione del Covid-19, riguarda le diverse condizioni di rischio dei lavorator i, in particolare per l’attenzione dovuta ai soggetti che presentano specifiche situazioni di debolezza a causa delle loro condizioni di salute. A tale proposito, il “ Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro ”, sottoscritto il 14 marzo 2020 dalle parti sociali su invito del Presidente del Consiglio e fatto proprio dal Governo, indicava esplicitamente nel punto 12, che “ il medico competente segnala all’azienda situazioni di particolare fragilità e patologie attuali o pregresse dei dipendenti e l’azienda provvede alla loro tutela nel rispetto della privacy ”. Nell’integrazione al protocollo, sottoscritta il 24 aprile2020, tale indica

Coronavirus, smartworking e trasformazione del lavoro: vantaggi e rischi

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L’ improvvisa e rapida diffusione del Covid-19 , e le misure restrittive imposte dal Governo al fine di contenere la pandemia, stanno incidendo sulle abitudini di vita di tutti i cittadini, comprese le modalità di svolgimento dell’attività lavorativa. In particolare, l’esecutivo ha – seppure temporaneamente – semplificato l’ attivazione dello smart working , consentendo ai lavoratori che vi accedono di svolgere l’orario di lavoro interamente al di fuori dei locali aziendali, derogando in tale modo alla normativa originaria. Secondo i dati del Ministero del Lavoro, dopo l’inizio dell’emergenza “Coronavirus” sono 554.754 i nuovi lavoratori che usufruiscono del lavoro agile, raddoppiando i numeri precedenti (circa 570000), a fronte di una platea potenziale calcolata in oltre 8 milioni di persone.  Un numero considerevole di lavoratori sta avendo la possibilità di sperimentare per la prima volta i vantaggi dell’attività svolta in un ambiente differente dall’ufficio: la conciliaz